1933-1939 Primi passi nell’arte
Il padre Antonio rincontra a Milano un collega di insegnamento di Lodi,
Francesco Groppetti, buon pittore, e gli fa dare lezioni al giovane GMS, per
due anni, due volte alla settimana. Groppetti, ricordato sempre con affetto da
GMS, sarà il suo primo e ultimo maestro. Dopo di lui Giovanni Maria Stoppani seguirà solo se stesso.
Anche in questa fase, è incoraggiato da Todeschini che sempre più vede nel giovane sicuri talenti.
Nel ’37 GM apre il primo studio in via Francesco Di Credi. Nel giro di qualche mese
mette in piedi Vespero, una grande statua a grandezza naturale e molti altri
soggetti tra cui i primi Tobiolo, un soggetto che negli anni successivi
riprenderà spesso.
L’impegno è forte e il giovane ha un esaurimento. Il padre Antonio lo spinge a staccare.
Giovanni Maria Stoppani parte e in un vero gran tour culturale, condotto
soprattutto in Toscana e Umbria, si immerge totalmente nell’esperienza rinascimentale, prendendo a guida del proprio sviluppo i Maestri del ’400 e ’500.
Giovanni Maria Stoppani torna a Milano e ricomincia a lavorare. Sperimenta tutte
le tecniche del mestiere e comincia a invitare nel suo studio i critici d’arte. Registra approvazioni e getta pezzi su pezzi (di tutta questa fase sono
rimaste solo lievi tracce).
Giovanni Maria Stoppani lavora in modo rapido: pensa molto e poi traccia il
disegno o costruisce la statua di getto, senza ripensamenti. Per i lavori a
rilievo disegna direttamente sulla tavola sporca di plastilina e vi aggiunge
man mano i volumi (una delle ragioni per cui non abbiamo praticamente alcun suo
disegno).
Nonostante continui a suonare (fa parte di un sestetto d’archi che si esibisce a pagamento) e a considerare la musica il suo futuro
professionale, è sempre più lanciato nell’arte figurativa. Ma arriva la guerra.
Maria Di Lodovico nasce il 7 aprile 1885 a Castellalto Canzano (Teramo), piccolo
centro rurale. Suo padre, Beniamino, è un mezzadro non indigente che riesce a fare seguire gli studi superiori ad
alcuni dei tanti figli. I maschi si trasferiscono negli Stati Uniti, dove
lavoreranno per alcuni anni. Maria, come nelle abitudini dell’epoca, è destinata invece al matrimonio e alla vita domestica.
La giovane è però dotata di temperamento e di curiosità. Vuole allontanarsi dall’ambiente ristretto della vita rurale e dopo i vent’anni decide di trasferirsi a Milano. Per qualche tempo trova lavoro presso la
Manifattura Tabacchi. È di bell’aspetto e di buon carattere e, attraverso una conterranea, trova presto più agevoli sistemazioni presso case della borghesia milanese.
Conosce così Antonio, allora scapolo quarantenne di buone frequentazioni. Alto, fine,
simpatico, si vede subito che è una brava persona. Ad Antonio la giovane piace nonostante la differenza di
livello culturale. Dopo un certo periodo di fidanzamento (Maria vuole capire
bene che tipo sia Antonio, un po’ chiacchierato per la sua passione per il teatro e, secondo gli amici, anche per
le attrici), si sposano nel 1914.
Maria spinge Antonio a cercare un posto come insegnante nei ruoli dello Stato.
Si trasferiscono così prima a Chieti e poi a Casale Monferrato dove nascono nel ’17 Giovanni Maria Stoppani e nel ’21 Pietro.
Maria è una attenta amministratrice del risicato stipendio da professore e Antonio
arrotonda con collaborazioni a riviste e giornali. Maria ha anche un carattere
forte, che le serve per amministrare i primi anni di GMS, piuttosto vivace.
A dispetto di una ridotta esperienza culturale, Maria capisce l’importanza dello studio ed è sempre d’accordo per dare ai due ragazzi tutti gli accessi culturali che le famiglie bene
danno ai giovani, in primo luogo musica e disegno.
Negli anni della guerra gli sposi sfollano a Giulianova, presso i parenti di
Maria e qui andrà a trovarli spesso GMS.
Di questi soggiorni anche lunghi nell’aspro e smagliante Abruzzo, gli rimarranno impressi i colori accesi, le luci e
le ombre, le forme spezzate delle colline e i profili maestosi dei monti con il
mare all’orizzonte.
Antonio muore nel 1962 e Maria vivrà a lungo (fino al 1976) insistendo per vivere da sola. Assidua ascoltatrice
della radio, segue con interesse i vari temi pubblici, ed è orgogliosa per le affermazioni artistiche di GMS. Di lei questi ricorderà sempre con affetto anche le impuntature della donna che aveva scelto di
abbandonare un agio sicuro ma ristretto a pro’ di una vita culturalmente più elevata.
Antonio Stoppani (Milano, 23 marzo 1872 - Milano, 14 agosto 1962) è figlio di Giovanni Maria Stoppani, fratello minore dell’Abate Stoppani. Come tutti i fratelli, Giovanni Maria ha ricevuto una buona
eredità ed è titolare di una farmacia a Milano, in via Pontaccio. Non è un grande commerciante: a mano a mano cede la proprietà della farmacia a un proprio dipendente, più svelto sotto questo profilo (la farmacia è tuttora fiorente).
Antonio (e poi il fratello minore Pietro) godono comunque dell’avviamento agli studi della buona borghesia dell’epoca. Anche con lo stimolo dell’illustrissimo zio si fanno strada in ambito culturale. Antonio è più portato alla letteratura e adora Emilio De Marchi, allora Segretario dell’Accademia Scientifica Letteraria, dove il giovane studia lettere.
A venti anni (1892) porta in teatro una commedia in un atto, Ol Paradiis di Pôarit. La vicenda ruota sull’intreccio di una lite amorosa e di una tragedia (un bracciante muore sul lavoro)
cui fanno da spettatori gli abitanti di una casa di ringhiera di Mozzana, dove
Antonio era stato a balia e dove si recava da ragazzo in vacanza nella villa
dei parenti Resinelli, nella stessa stanza dove aveva a lungo dormito anche il
piccolo Manzoni. La commedia ebbe un grandissimo successo: era la prima scritta
in dialetto bosino ed era tracciata in modo coinvolgente. La trama è di ispirazione socialista, così come socialisti sono gli amici di Antonio. Tra questi Decio Guicciardi, anch’egli poeta e scrittore di teatro in dialetto, alla cui famiglia Antonio sarà legato per il corso della vita.
Spinto dal successo, il giovane autore si butta su un secondo lavoro: ma questa
volta è una parodia con cui prende in mezzo professori e dignitari. Consultato, De
Marchi si mostra perplesso e infatti il nuovo lavoro viene sonoramente
fischiato. Antonio ne è molto colpito. Scrittore fine e acuto, si cimenterà tutta la vita con commenti critici, articoli, brevi racconti, ma da allora non
scriverà più per il teatro.
Antonio conduce piuttosto a lungo una vita da scapolo, frequentando la buona
borghesia di Milano, anche se le risorse sono solo quelle di un modesto
insegnante.
Nel 1914 si sposa con Maria e si dedica alla famiglia e all’insegnamento, condotto con grande talento, come gli riconoscono generazioni di
giovani milanesi. È una figura fondamentale per la formazione di Giovanni Maria Stoppani e per le
sue scelte di fondo. Colto e paziente, tende a lasciare che il giovane trovi la
sua strada, senza troppe pressioni. Di lui Giovanni Maria Stoppani manterrà sempre un eccellente ricordo, sia come padre affettuoso sia come
maestro-compagno di avventure letterarie.
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