1939-1943 La frattura della guerra


Nel ’39 Giovanni Maria Stoppani viene chiamato alle armi. Frequenta la Scuola Militare di Arezzo e viene arruolato come sottotenente nella Divisione Cacciatori delle Alpi. Nel giugno 1940 la Divisione viene schierata sul fronte francese e Giovanni Maria Stoppani partecipa al suo primo scontro a fuoco (un assalto frontale su un ponte). Giovanni Maria Stoppani non è un guerrafondaio ma si sente in tutto un ufficiale e aderisce alla linea di affermazione nazionale del governo.
Con la capitolazione della Francia, Giovanni Maria Stoppani rientra al corpo. Il 28 ottobre 1940 l'Italia dichiara guerra alla Grecia e Giovanni Maria Stoppani arriva in Albania ai primi del 1941, con l'assalto italiano spezzato dall'esercito greco. Sul fronte albanese è guerra di posizione e il reparto di Giovanni Maria Stoppani è inchiodato per mesi ai piedi del Monte Mali Shindeli dalle mitragliatrici e dai mortai greci. A sciogliere la questione greca interviene la Germania: il 6 aprile dichiara guerra alla Grecia che il 21 aprile chiede la resa.
In quella manciata di giorni cambia la vita di GMS. In vista dell'entrata in campo della Germania, il comando italiano ordina di conquistare Mali Shindeli prima dell'arrivo degli alleati. Il 5 aprile, nell’attacco malamente organizzato (anche per la forte opposizione tra i soldati per l’evidente imminenza dell’armistizio), Giovanni Maria Stoppani viene colpito da una pallottola a un polso. È ricoverato all'Ospedale Militare di Brindisi (qui mette mano a un bozzetto per l'Altare dell'Ospedale) e a giugno rientra a Milano. La pallottola gli ha leso un tendine; non riesce più a muovere bene un dito e deve dare l’addio al violoncello e al mestiere di musicista. L’arte figurativa diventa così il suo campo esclusivo di interesse.
Giovanni Maria Stoppani divide il suo tempo tra l’arte e i doveri di caserma. Passa tutto il 1942. Il fratello Pietro, arruolato nella Folgore, combatte a El Alamein ed è prigioniero degli Inglesi in Egitto. I genitori sono sfollati in Abruzzo. Nell'agosto del '43 Milano viene falciata dai bombardamenti alleati e la casa di famiglia viene distrutta. Giovanni Maria Stoppani con il suo reparto partecipa in prima persona ai soccorsi alla popolazione colpita, mantenendone negli anni un ricordo sofferto.

Poco presente nella quotidianità di Giovanni Maria Stoppani ma figura precisa per la sua formazione  psicologica è lo zio Pietro, fratello minore del padre (è nato nel 1878). Lo zio Pietro è, come il fratello maggiore, un intellettuale di razza. Si laurea in lettere presso l’Accademia milanese diretta dal De Marchi ma decide di conoscere il mondo. A vent’anni è in Germania, insegna italiano alla Berlitz Language Schools, e studia intensamente il tedesco. Va poi negli Stati Uniti e insegna filologia romanza all’Università di Chicago, anche qui studiando con molto impegno l’inglese. Nel 1915 rientra in Italia per partecipare come volontario al conflitto. Per le sue conoscenze linguistiche viene assegnato alle comunicazioni presso il Comando con grado di Capitano, a stretto contatto con i dirigenti dell’Esercito.
A fine guerra è chiamato a Versalilles per partecipare alla Commissione per le Riparazioni. Dai rapporti che stabilisce in questa circostanza nasce l’opportunità di entrare  come Direttore alla Società delle Nazioni a Ginevra, nell’area della pianificazione economica.
Qui lavora fino al secondo conflitto e conosce Hèlene (di origini scozzesi) che sposerà nel 1924 avendone la figlia Lillà. In vista del conflitto del ’39 cerca senza successo di convincere i due nipoti (Giovanni Maria Stoppani e Pietro) a seguirlo in Svizzera. Con l’esaurimento della Società delle Nazioni, rimane in contatto con le personalità più in vista. Partecipa all’attività antifascista mettendo a frutto la conoscenza degli ambienti politici (è amico tra gli altri di Pierre-Étienne Flandin). Frequenta Adriano Olivetti e Luigi Einaudi con cui idea un piano per garantire, attraverso una linea elettrica svizzera, il funzionamenrto delle industrie lombarde in vista del previsto sabotaggio tedesco.
Dopo la guerra è Addetto Commerciale presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi con l’Ambasciatore Gallarati Scotti. Nel dicembre 1945 partecipa ai lavori per la costituzione della Banca Mondiale. Negli anni successivi, divide il suo tempo tra Parigi e Vevey in Svizzera. Fa parte di molti consigli di amministrazione come esperto di finanza internazionale. Muore a Vevey nel 1967.
Benchè fisicamente lontano, lo zio Pietro cerca sempre di dare una mano a GMS, rendendosi disponibile a fargli conoscere persone del mondo che conta. GMS, che non si sente in sintonia con questi ambienti, non ne fa nulla, mantenendo per lo zio stima per la sua preparazione e capacità politica ma sentendolo anche un poco estraneo alla propria sensibilità.

Pietro, fratello minore di Giovanni Maria Stoppani nasce a Casale Monferrato il 10 aprile 1921. Conduce infanzia e adolescenza condividendo con Giovanni Maria Stoppani gli stessi interessi: suona con talento il violino e per alcuni anni si impegna, anche prima di GMS, nel disegno. Per Giovanni Maria Stoppani si presta volentieri a fare da modello anche se tra i due a volte scoccano scintille. Estremamente sveglio, Pietro è meno disciplinabile di GMS. Si ritira dal Ginnasio Manzoni e si presenta come privatista. Anch’egli di temperamento artistico, è orientato alle lettere.
Nel 1941 è chiamato alle armi. Segue la Scuola Militare di Arezzo e si arruola come sottotenente nei paracadutisti della Folgore. La divisione è addestrata per un attacco su Malta ma finisce in Libia, per partecipare come fanteria allo scontro per la conquista dell’Egitto. Nell’ottobre del 1942 Pietro partecipa alla battaglia di El Alamein, viene fatto prigioniero e internato presso Geneifa nei pressi di Alessandria. Contro il trattamento inumano spesso riservato ai soldati semplici, si appella al Generale Alexander. La risposta è un periodo di punizione con percosse e privazioni. È nei campi inglesi fino al 1946.
Al rientro in Italia a Milano si laurea in Filosofia. Conosce Anna Trogu da cui nel 1948 ha il figlio Fabio e che sposa nel 1952, rimanendone legato fino al 1966. Tra i primi pacifisti organizzati italiani, vicino a Danilo Dolci e ad Aldo Capitini (nel ’62 appoggerà Giuseppe Gozzini, in Italia il primo obiettore di coscienza cattolico), è tra i fondatori in Italia di Servas, associazione di ospitalità internazionale. Con il Servizio Civile Internazionale è tra i promotori negli anni ’60 di campi di lavoro in Calabria. È tra i primi a schierarsi per la tutela del consumatore contro le sofisticazioni alimentari. Insegna lettere in un Istituto Professionale; nel ’64 denuncia il proprio Preside per atti osceni nei confronti di alcune studentesse e la cosa finisce sui giornali. Prende posizione per una pedagogia più evoluta. Il Provveditorato, per una tenuta non ordinata del registro di classe, lo sospende dall’insegnamento. Ricorre e viene riammesso alla scuola. Fino alla pensione insisterà per una pedagogia attenta al sociale. Negli anni ’60 e ’70, sugli argomenti più scottanti, prende posizione pubblica redigendo diverse centinaia di memorie che distribuisce – spesso solo – ai cittadini sotto forma di volantini.
Da Maria Soresina nel 1970 ha la figlia Caterina. Da Ornella Sibacco (che sposa nel 1982) le figlie Chiara (1973) e Cecilia (1977).
Con Giovanni Maria Stoppani i rapporti non sono sempre idilliaci, i due fratelli hanno idee molto diverse ma lo stesso carattere focoso. Per Pietro comunque Giovanni Maria Stoppani mantiene sempre inalterato l’affetto del fratello maggiore  e una sincera ammirazione per l’intelligenza e la sensibilità letteraria.
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1. GMS (al centro) con il fratello e un amico 2. GMS (a destra
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